
Falce e martello per tirarsi su
Caro lettore, eccomi qua. Sono tornato a scrivere dopo un mese e non ti nascondo che sono contento e mi sei mancato molto perché in certi giorni, diciamo bui, ti ho pensato tanto e devo ringraziarti: mi hai tenuto compagnia nelle notti illuminate dalla luce verdina degli ospedali e mi hai aiutato a vincere momenti di malinconia che qualche volta mi hanno fatto pensare che quella luce si spegnesse. Fine della commemorazione e parliamo un po' di quello che è successo. Ho visto in questo periodo ore e ore di televisione e confesso di essermi annoiato, per fortuna c' è stato chi mi ha tirato su di morale con le sue battute e se ci penso mi scappa ancora da ridere. È Silvio Berlusconi. L' intervento del Presidente del Consiglio alla convention dei riformisti di Forza Italia, quando ha detto che ci son pensionati pagati dalla sinistra per denigrarlo sugli autobus, il tutto in dialetto milanese, è degno del miglior Piero Mazzarella. Il Premier tutte le volte che è in difficoltà da un punto di vista elettorale tira fuori lo spettro della falce e martello. Una domanda: Cavaliere, che cosa le hanno fatto i comunisti? Lei oggi ha 69 anni, non è nato da una famiglia benestante, da chansonnier in crociera è diventato uno degli uomini più ricchi del mondo: le ripeto, che cosa le hanno fatto i Longo, gli Amendola, i Pajetta, i Berlinguer, i Natta, i Cossutta, Walter Veltroni o Massimo D' Alema che, come prima cosa, insediandosi a Palazzo Chigi, venne a trovare i dipendenti delle sue televisioni a Cologno Monzese? Signor Presidente, non può negare la Resistenza né quello che hanno fatto i comunisti per la libertà del nostro Paese. Niente a che vedere con gli 80 milioni di morti di Stalin nell' Europa dell' Est. Ho ben presente che il primo a creare un campo di concentramento fu Lenin, ma le ricordo che Hitler inventò poi Auschwitz, Buchenwald, Dachau e Mussolini non era quel buontempone che mandava gli antifascisti in villeggiatura.
Biagi Enzo
( Corriere Della Sera di domenica, 27 novembre, 2005)
LIBERATECI DA BERLUSCONI.
«Il primo obiettivo della campagna elettorale è ribattere alle ingiurie della sinistra. Dovete spiegare cosa abbiamo fatto in questi anni di governo, cosa faremo e cosa faranno i comunisti se dovessero vincere. Spiegate che tutti i punti del primo contratto con gli italiani sono stati rispettati e che ne faremo un secondo. Spiegate che ci batteremo per proteggere il Paese dal regime».
IL «PERICOLO ROSSO» - Il regime comunista. Berlusconi parlerà per un' ora e 36 minuti e, se un calcolo del genere è possibile, saranno almeno 42 le citazioni di quello che lui definisce «pericolo rosso». «Controllano tutto: magistratura, scuola, università, i sindacati, le principali banche... perché la sinistra ha un suo sistema interno di capitalismo, ha le cooperative, che poi sono in grado di comprare una delle prime cinque banche italiane... e allora non diamogli anche Palazzo Chigi...». Non darlo ai comunisti: «Perché questo sono: comunisti. Anche se si spacciano per socialisti, per liberali... No: sono da eliminare, se non fisicamente, politicamente». Abbassa il tono della voce: tono confidenziale. «I comunisti mi o-dia-no e vi o-dia-no. Capito? Dicono che siamo volgari e ottusi. Alla Camera, quando passo, certi voltano lo sguardo... Ma se vincono, le tasse per la famiglia aumenterebbero del 10%. Senza contare la reintroduzione delle tasse sulle successioni e sulle donazioni».
Il Premier invoca, per questo, un' «operazione verità». Spiega che Forza Italia può puntare al 30% ed è sul 25% dei restanti indecisi che «dobbiamo fare la nostra opera di convincimento».
Indecisi: «Bisogna puntare sui giovani, sulle donne, sugli anziani».
È fiducioso: «Nel ' 94, quando compimmo una vera rivoluzione arancione come quella dell' Est, vincemmo in due mesi: ora abbiamo il doppio del tempo».
IL LAVORO SUL CAMPO - Servirà un lavoro capillare. La legge elettorale cambia, ma i collegi - nell' organizzazione di Forza Italia - restano: «Andrete casa per casa... e sono pronti mezzo milione di manifesti». Ne fa portare sul palco uno: niente di graficamente inedito. Il suo viso sorridente e, accanto, una scritta: «Stiamo mantenendo tutti gli impegni... andiamo avanti». Sospiro. «...E ricordatevi di dire che grazie a noi in Europa non c' è più un blocco franco-tedesco e che abbiamo pure creato le condizioni per un milione e 526 mila nuovi posti di lavoro. E tutto questo governando con una coalizione dove uno prendeva una decisione e c' era sempre il partito che, pur avendo solo x voti, ti impediva di fare una legge... e ricordatevi pure che...».
LA TV DI STATO - Ora parla di Rai3. «Dobbiamo essere orgogliosi di non aver mai fatto ricorso alla tivù pubblica e nemmeno a quella privata... d' altra parte, è sui tg di Rai3 che si esprime meglio la sinistra. Ci sono giornalisti compiacenti. Il 90% di tutti i giornalisti è iscritto all' Usigrai e per questo sarebbe tempo di fondare nuove scuole di giornalismo...». Molti giornalisti, non solo quelli del Tg3, «raccontano bugie». Per esempio non dicono che «Rutelli e Prodi contano zero» e che «nel centrosinistra contano solo i Ds... Avete dei dubbi?». Platea, in coro: «Nooo!...». Sulla par condicio neanche una parola: avrebbe deciso di metterla in secondo piano per l' unità della coalizione.
I BROGLI - Finora Berlusconi non ha avuto bisogno di bere acqua, e s' è passato il fazzoletto sulla fronte solo una volta. Un delegato: «È di ferro». Hanno quasi smesso di ascoltarlo. Platea esausta. Non lui: «Sto cercando di convincere Pisanu ad abolire la tessera elettorale, per ripristinare la consegna a casa del certificato... e a tutti dico: quando sarà il momento, attenzione ai brogli. Perché, secondo mie informazioni, i professionisti della sinistra ci hanno sottratto circa un milione e 700 mila voti...». Boato di sdegno. Poi applausi. Con lui che saluta. Con Scajola che va via subito, dietro ad Adornato. Bondi invece resta, e restano anche Tajani e Pecorella. Una ragazza: «Silvio, mi dai un bacio?».
Fabrizio Roncone ( Corriere Della Sera di domenica, 27 novembre, 2005)


























